NeoIPC: strategie di prevenzione e di controllo delle infezioni neonatali

 

Parte da Padova il progetto europeo NeoIPC, che mira a ridurre le infezioni e la trasmissione di batteri resistenti nelle unità di terapia intensiva neonatale.

Padova, 15 giugno 2021 – Circa un neonato ogni dieci in Europa è ricoverato in un’unità di terapia intensiva neonatale alla nascita; si stimano all’incirca quasi 400.000 ricoveri ogni anno. Nei paesi a basso e medio reddito, il numero di bambini che nasce in ospedale è in aumento, a vantaggio dei neonati in condizioni critiche, che possono così essere assistiti e curati in reparti dedicati.

 

Sebbene le cure fornite nelle unità neonatali abbiano notevolmente migliorato le possibilità di sopravvivenza dei neonati con malattie gravi, hanno d’altra parte aumentato il rischio che questi piccoli pazienti siano esposti ai batteri presenti nell’ambiente ospedaliero. Questi microrganismi possono causare infezioni gravi nei neonati, che non di rado sono resistenti a molti degli antibiotici usati di routine.

Le infezioni rappresentano una delle principali cause di mortalità e morbilità nei neonati, una problematica molto sentita anche nella nostra realtà. Le procedure di sorveglianza microbiologica evidenziano una circolazione non trascurabile di germi multiresistenti nei reparti neonatali ad alta intensità di cure”. Carlo Giaquinto, Presidente Fondazione Penta ONLUS e professore di Pediatria all’Università di Padova.

I neonati ricoverati nelle unità di terapia intensiva neonatale, in particolare quelli nati prematuramente, costituiscono una popolazione molto vulnerabile, perché il loro sistema immunitario è più fragile e la cute e le mucose non costituiscono ancora barriere efficaci contro le infezioni. I piccoli gravemente malati necessitano frequentemente di dispositivi salvavita invasivi e di trattamenti antibiotici prolungati. Questi fattori, uniti al sovraffollamento di alcuni reparti ospedalieri, aumentano il rischio di colonizzazione del neonato da parte di organismi resistenti agli antibiotici.

Questo fenomeno costituisce un problema di estrema importanza per diversi motivi: i neonati colonizzati sono a maggior rischio di sviluppare infezioni gravi, ma sono anche fonte di trasmissione di batteri resistenti, che possono contaminare l’ambiente ospedaliero e infettare altri bambini presenti nel reparto.

Nonostante i progressi scientifici, assistenziali e tecnologici raggiunti negli ultimi anni – anche nei paesi più avanzati – la percentuale di piccoli pazienti che contrae una infezione durante la degenza in terapia intensiva neonatale è ancora troppo elevata. Vi è pertanto un urgente bisogno di individuare strategie di prevenzione e contenimento che siano al contempo efficaci, condivise e sostenibili, così da poter ridurre al più presto questo temibile “effetto collaterale” dell’assistenza sanitaria.Eugenio Baraldi, Direttore UOC Terapia Intensiva e Patologia Neonatale – Azienda Ospedale Università di Padova.

Attualmente la gestione delle infezioni batteriche negli ospedali è frammentata, altamente variabile, scarsamente integrata e non supportata da dati di alta qualità. Il progetto NeoIPC riunisce esperti del settore provenienti da tutta Europa in una rete di pratica clinica, capace di generare solide prove scientifiche per migliorare la gestione delle infezioni e la sorveglianza dei batteri resistenti nelle terapie intensive neonatali”. Julia Bielicki, Penta e Università St. George’s di Londra, coordinatrice scientifica del progetto NeoIPC.

Finanziato dal programma della Commissione Europea Horizon 2020, NeoIPC identificherà le migliori pratiche per la prevenzione delle infezioni e la sorveglianza dei batteri resistenti nelle unità di terapia intensiva neonatale in Europa. Il progetto prevede anche uno studio clinico per valutare la sicurezza e l’efficacia di uno o più interventi specifici, semplici e a basso costo per prevenire le infezioni ospedaliere e la loro trasmissione.

La conoscenza generata dal progetto verrà messa a disposizioni della comunità scientifica e medica di altri paesi, compresi quelli a basso e medio reddito, a beneficio della loro popolazione locale e con l’obiettivo di migliorare la salute dei neonati più vulnerabili.

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Il progetto NeoIPC è coordinato dal Dipartimento di Salute della Donna e del Bambino dell’Università degli Studi di Padova, in collaborazione con la Fondazione Penta ONLUS di Padova. È finanziato dal programma della Commissione Europea Horizon 2020 research and innovation programme, contratto N. 965328. https://ec.europa.eu/programmes/horizon2020/

Altri partner: Università St George’s di Londra nel Regno Unito, Centro Medico Universitario di Utrecht nei Paesi Bassi, Università di Zurigo in Svizzera, Università di Tartu in Estonia, Istituto di Malattie Tropicali e Salute Pubblica in Svizzera, Università Aristotele di Salonicco in Grecia, Università di Anversa in Belgio, Charité – Facoltà di Medicina di Berlino in Germania, Servizio Basco di Salute Osakidetza in Spagna, Università di Stellenbosch in Sud Africa.

 

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