Malattie infettive: la rete globale per la salute di mamme e bambini

13 May, 2026

Da tutto il mondo riflettori sulla salute materno-infantile, specie nei Paesi dei più deboli e a rischio. Prevenzione e cura delle infezioni, farmaci inadatti o inaccessibili, scarsità di risorse. I medici fanno rete.

C’è tutto il mondo della ricerca contro le malattie infettive pediatriche riunito a Palermo. Oltre 200 medici dai 5 continenti, riuniti da Fondazione Penta, che da oltre 20 anni sostiene progetti internazionali, studi clinici, formazione. Una rete globale di oltre mille ricercatori che lavora instancabilmente in oltre 100 Paesi per proteggere la salute di mamme e bambini, specie i più fragili.

Alcuni premiati qui per il loro impegno in contesti quasi impossibili. Bloccata a Gaza, Ayat Al-Saqqa racconta l’impresa di fornire assistenza medica anche sotto le bombe. Dall’altra parte del mondo Pauline Masta, in Papua Nuova Guinea, guida screening per la tubercolosi, in un Paese dove il rapporto medico/pazienti è 1 a 15mila. “Confrontarsi con i colleghi qui – racconta – vuol dire ricevere supporto, anche scientifico”.

Una rete che permette ai Paesi più fragili di fortificare i programmi sanitari interni, nonostante il minor afflusso di fondi dai Paesi sviluppati, come gli Stati Uniti usciti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Riflette così Martina Penazzato, che in OMS dirige il programma Gap-F, per accelerare lo studio di formulazioni pediatriche nei farmaci, quasi mai adatti ai bambini. “Manipolazione di farmaci pensati per adulti e somministrazioni errate possono condurre ad effetti collaterali”, spiega. Anche il gusto amaro può allontanare i più piccoli dalle terapie, e frustrare le famiglie.

Grazie alla ricerca, farmaci come quello per l’HIV sono finalmente disponibili anche per i neonati. L’epidemiologa inglese Diane Gibb racconta con soddisfazione lo studio decennale ODYSSEY. “I farmaci solubili semplicemente non esistevano – ci spiega – li abbiamo creati da zero, e grazie alla rete tra ricercatori, produttori e distributori, siamo riusciti a renderli disponibili in oltre 100 paesi immediatamente dopo la fine degli studi clinici!”.

La rete, dunque, è la strada. “Eventi come questi – riflette Penazzato – consentono ai ricercatori di collaborare su progetti, essere ispirati da temi nuovi, condividere esperienze e, una volta rientrati a casa, introdurre innovazioni nelle loro ricerche”. Lo conferma Carlo Giaquinto, presidente di Fondazione Penta: “Abbiamo cominciato negli anni 90 con l’Hiv, che è stata una lezione formativa per generazioni di ricercatori per molti motivi, tra cui il rapporto con le comunità di pazienti”.

Ma a volte scoprire i farmaci non basta. Spesso per accedere agli ambulatori i pazienti devono superare lo stigma. Succede per l’HIV, specie nei giovani. Dobbiamo convincerli a fidarsi della scienza. Parola di Arlene e Shanurah, studentesse di medicina, ventenni che vivono con l’HIV, qui da Gran Bretagna e Uganda come reporter, per spiegare ai medici che la ricerca conta, ma il modo di comunicarla di più. “L’informazione è la chiave per abbattere lo stigma”, avverte Arlene. “Dobbiamo costruire un ponte – conclude Shanurah – un ponte tra la scienza, le comunità, e i giovani”.

Servizio e articolo a cura di Alessia Mari, RaiNews, TG Leonardo 08/05/2026. Link al servizio originale